Pages Menu
Categories Menu

Posted by on Nov 16, 2020 in Eventi, News

GEOMETRIA NATURA Annamaria Gelmi

GEOMETRIA NATURA

Un’opera unica di Annamaria Gelmi

Dal 18 Novembre al 07 Dicembre 2020

Ventiquattresimo appuntamento della rassegna

Signum

GEOMETRIANATURA

Annamaria Gelmi

a cura di Francesco Gallo Mazzeo

Testo di Simona Cigliana

Coordinamento di Enzo Barchi

Assistenza tecnica Rosario Sprovieri

Inaugurazione Mercoledì 18 Novembre 2020 ore 17

Bibliothè Gallery

Via Celsa n 4/5, Roma


Orario: dal lunedì al sabato: 10.00/20.00
Info: (+39) 06 6781427

https://bibliotheartgallery.com

Geometria e Natura

Secondo una lunga tradizione filosofica che, da Pitagora a Galileo, ha interpretato il cosmo come ordine e armonia, il linguaggio dell’universo è scritto in lingua matematica, e i suoi caratteri sono figure geometriche: i quadrati, i triangoli, i cerchi, sono i segni attraverso cui la natura parla all’intelletto umano, al quale spetta il compito di decifrarne la parola.

Sotto l’egida di questo corollario, si iscrive gran parte della produzione di Anna Maria Gelmi, la cui ricerca si sviluppa da anni lungo un percorso astratto-figurativo che interroga le forme euclidee provocandole ad esprimere il loro potenziale, estetico e concettuale: accese campiture rigorosamente ortogonali, solidi smaterializzati in angolosi contorni, lastre metalliche che si impongono come severi totem cartesiani. 

 In talune installazioni, Gelmi evoca il profilo di strutture biologiche –  sagome  di fiori e di piante – che, stilizzate, si geometrizzano, suggerendo la simultanea e giustapposta  presenza di pensiero e natura. E spesso, nelle sue opere, giganteggiano puri perimetri, di monumentali proporzioni, che entrano in diretto dialogo con i paesaggi circostanti, originali elementi di nuovi skyline nei quali razionalità e ambiente si fronteggiano arditamente.

In quest’ultimo lavoro, Geometria e natura, il discorso di Gelmi si fa, a un tempo, più concentrato e più sottile. Tre serie di forme – piccoli quadrati e foglie – si allineano in parallelo, su strisce di bianco assoluto, contrastanti nella configurazione e nel colore:  multicolori e spigolosi i primi, verdi e sinuose le seconde. La ripetizione seriale di tali  elementi crea una scansione ritmica:  sopra e sotto, i moduli geometrici dei quadrati, diversamente aggruppati, si dispongono come i neumi di un’antica notazione musicale, mentre, nella fascia centrale, la foglia via via s’inclina e, tratta progressivamente verso il basso, sembra appassire e venir meno. La musica della ragione si confronta con l’armonia dei cicli stagionali, con le sue cadenze, ovvero con la ciclicità della vita, con le sue fasi di crescita e decadimento, l’una contrapposta all’altra, ed entrambe irriducibili. Una riflessione, di fatto, sui massimi sistemi, una raffigurazione dello scacco in cui l’esistere  è costretto, sotto l’occhio della coscienza che lo osserva. Ma non vi è dramma, in questo raffronto: la semplicità dell’impianto formale, la rarefazione dei colori, l’eleganza dell’esecuzione impartiscono a quest’opera una sovrana serenità: Gelmi contempla lo scacco e ci invita alla meditazione, con un segno forte ma con il distacco di un monaco zen.

                                                                                                           Simona Cigliana

15- 23 ottobre 2020

Signum


Nome è l’impronta maggiore che si possa dare ad ogni giusta, vera,
persona, per portarla fuori dalla negatività, dalla assenza,intesa
come dispersione, dissolvimento, dovuto alla mancata nascita o
alla morte, della leva vocativa capace di sollevare caos in mondo e
nel caso specifico di suscitare, la quiddità, la personalità, la spiritualità,
che sta sul verbo, senza di cui non è possibile la parola, il lievito
di un pensiero, l’innalzarsi metafisico, astrattivo, sulla folla visibile.
Un assolvimento cronologico, storico, necessario, per dare fondazione
per dare alimento ad ogni furore, che possa essere profetico, che
possa essere rituale, che possa essere poetico, che possa essere passionale,
permettendo quella generazione di idee e di forme, che possano essere
atto di nascita di invisibile che diventa visibile, di potenza che si fa atto.
Stile come cultura che è conoscenza e comprensione, come lo
sono storia e filosofia, unite insieme in una tensione asimmetrica,
a dare profondità nello stesso momento in cui s’aspira all’atto,
alla vocazione al gesto orientato, come premessa e conseguenza di
una conoscenza, che è confidenza verso l’ignoto, che continua ad
essere tale, anzi prosegue la sua distinzione in lungo e in largo,
tanto più, quanto più s’allunga un raggio di luce e il suo diametro.
Una conferma vale una lievitazione, che è una conseguenza della
vita e quindi della vitalità, che non cessa mai di dare segni, miti,
di quanto sia necessario avere radici, per innalzamento e per un
cammino, che deve diventare mappa,  perché tutto ciò che è vuoto 
deve sempre confrontare il noto con l’ignoto, perché poggia su entrambi
l’alternarsi di luce ed ombra, come essenzialità di ogni codice
che esige la forza tetragona dell’esegesi e la leggerezza dell’allegoria.
Poetica è affiancamento dell’effimero al sostanziale, lingua e parola,
più che mai essenziale, appartenente ad una metafisica delle conoscenze
che permette al contenitore spirituale di essere tale, diventando laboratorio
ideale e reale della fantasia, nelle sue oscillazioni sul bello che
è misura e simmetria, sul sublime che è infinitudine e ineffabilità,
ma che hanno in comune il tessuto stellare dell’armonia, che
permette al piccolo di stare col grande e allo sconfinato di colloquiare
con l’infinitesimale, in una misturazione alchemica e sapienziale.
Attualità come scorrimento, come temporalità, che per quanto
abbia virgole e punti e cronologia discontinua e non sistematica,
ha una sua propria scivolosità che fa percepire più come concettualità
che non come effettività, perché nel momento dell’accadimento non
è coscienza e quando diventa coscienza appartiene ad un passato,
appena accennato, ma ciò nonostante, inesorabile, all’imprescindibile.
Scoperta è la ribalta dell’inattesa, una illuminazione magica, altra,
nella misura temporale dell’ordinanza, originarietà di un cammino di idee
e continuità che sono coperte da polvere, da caligine, da colpe e chimere,
come le idee platoniche, vengono musicate, significate, visibilizzate,
tattilizzate, ammesse nel circolo delle virtù, che sono cardini per stare
nel mondo, da sole, nella verticalità della mistica e della leggerezza
come itineraria, nella orizzontalità, come salire montagne, andare
per stelle e incontrare se stessi in forma difforme, d’uno e di tutti.
E Pluribus unum, nel segno di una ricerca continua, di una scalare
immensa fede nell’universo, che contiene tutto e che muoviamo in
via psicologica, per aggiungerci ed affermare certezze, dell’hic et nunc, 
mentre l’ignoto è in mezzo a noi, motore immobile, altro, oltre, di vita.
Nella confidenza che il tempo dei cicli stia concludendo, la rivoluzione
e alla fase di discente di Kali yuga nel segno dell’acquario e subentri
quello ascendente, verso l’intelligenza, la grazia, nel cuore del sapere.
Specchio, non significa immobilità, tutt’altro, vuol dire sguardo mobile,
magico, sulla transizione, sulla velocità di porta e trasporta, carro con
una carica di attualità, che spesso non permette una vera conoscenza,
ma una presentazione a mezzo ludico e tragico, in forma tremolante
di schemi che si affollano da tutte le parti, esaltando e deprimendo,
in forma plastica che non prevede assestamenti, perché lo spettacolo 
continua, ma non è sempre lo stesso, non è più quello, uno qualsiasi.

L’unica cosa che sappiamo è appunto, che l’ignoto si espande, è grande,
sempre più grande e lo stesso concetto di perimetro diventa insignificante,
macinando teorie su teorie, metafore su metafore, annunciandoci
territorialità “assurde” energie oscure, rispetto a cui I tempi del cielo, della
volta celeste, del firmamento erano risposte a domande e non domande (…).
Enigma  come universo sconosciuto che contiene imprevisti, forme e
contenuti instabili, di cui non conosciamo l’origine, né il destino,
lo vediamo solo un tratto di percorso, troppo breve per conoscerlo,
ammesso che ci convenga farlo nostro e non averlo sempre come
fascinoso orizzonte in grado di scatenare la nostra fantasia e
non farla rinchiudere in una monade, senza più porte, né finestre.
É stato oro, è stato argento, è stato bronzo, continua ad
essere ferro, anche se lo chiamiamo in modi diversi, perché tratta
sempre dello smarrimento, in un sublime che si espande, si espande
e ci lascia con sempre nuovi interrogativi, perché tutto tende a
scivolare, ma verrà un giorno, un mese, un anno, per alzare lo sguardo .
Verranno un giorno pensieri e forme, perfettamente espresse, come
la verità prima che le oscurità e le profondità la coprissero e
riprenderanno, in eterna primavera, con radici profonde di terra
e terra, fronde e fronde, fiori e fiori, imperturbabili come firmamenti.

Francesco Gallo Mazzeo

Annamaria Gelmi studia all’istituto d’Arte di Trento,  all’Accademia di  Brera a Milano con Cantatore e all’Accademia di  Venezia con Saetti.

Tiene la sua prima mostra a Trento alla galleria  Mirana  nel 1970. Usa il plexiglas  realizzando opere di scultura e installazioni che giocano sulla trasparenza,  altre con interventi  su fogli di acetato,  figure geometriche elementari, che appese  proiettano le ombre  coinvolgendo lo spazio. Nel 1978 viene invitata per un soggiorno a Murano dove lavora il vetro con i maestri vetrai e realizza diverse opere.

Nei primi anni 80 si allontana dal lavoro minimalista, essenzialmente bianco e nero per usare la carta Giapponese, nel 1984 mostra personale al MART -Palazzo delle Albere ( Negli anni 90 le architetture diventano solo un segno, un richiamo simbolico (Perimetro) il colore è più forte e fa pensare lo spazio come condizione mentale di una visione diversa, ambigua e assoluta (Oltre la soglia). Realizza in questi anni le sculture- installazioni in ferro, pietra e ottone . Nel 2003 partecipa alla manifestazione CONSERVATION a New York, Situazioni- al MART Rovereto;  2006 Pergine (TN) Fuori Luogo Comune curatore Franco Batacchi;

2008 San Pietro in Cerro (PC) Museo M.I.M “Sculture all’aperto”; 

Con le grandi installazioni e sculture partecipaalla  “Biennale di Gubb Gubbioio”; 

 Bangadlesh – Dhaka  “International Mother Language Art”, 2010 Racconigi-Cuneo Biennale di Scultura, curatore Luciano Caramel; Castello di Rivara (TO) testo di Giorgio Verzotti

2011 “Rassegna Internazionale di Scultura” Villa Torlonia Roma; Dolomiti New York- Spazio Italia a Monaco di Baviera – al Parlamento Europeo Bruxelles;

2013 installazione “High Mountain” per l’inaugurazione del Muse (TN);

Nel Il 2016 realizza diverse installazioni tra cui un’importante installazione nel duomo di S. Jacob, Innsbruck, “Oltre il Sacro” a cura di G. Larcher:

Nel 2019 “Video-Libri” al Museo Macro di Roma

Personale alla galleria Loom di Milano.